Rebecca Hot, accompagnatrice professionista, si racconta

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È sempre bello confrontarsi con le colleghe donne. Ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con Rebecca Hot, accompagnatrice professionista e mia amica, con lei ho molti pensieri e vedute in comune in merito al lavoro da sexworker e alla vita in generale.

Ciao Rebecca, parlaci di te.

Rebecca Hot è un nome artistico, sono un’accompagnatrice di Torino dal 2019, originaria della Sicilia. Ho iniziato questo lavoro per scelta personale, per la libertà che questo lavoro ti può dare. L’ho scelto perché ho l’indole e l’istinto a fare l’Escort.

Sono imprenditrice di me stessa, ho aperto anche P.IVA come servizi alla persona non classificabili altrove. Come te, anche io verso, regolarmente, il mio contributo allo Stato italiano

Come inizia il percorso da Escort? Dove ti sei informata?

L’idea di fare l’Escort è venuta nel tempo, durante i concorsi di bellezza e servizi fotografici. Mi sentivo a mio agio nel mettermi in mostra, un giorno ho pensato di sfruttare totalmente la mia immagine, sapevo che potevo fare e dare di più. Così ho deciso di intraprendere questa professione.

Ho iniziato a cercare i siti di accompagnatrice Torino ed Escort Torino per capirne di più e ho iniziato, senza pensarci troppo.

Quale lavoro svolgevi prima di essere accompagnatrice?

Ho avuto diversi lavori. Sono stata cameriera, barista, promoter, hostess e fotomodella. Per avere libertà totale sia economica che di tempo ho scelto di fare l’accompagnatrice.

È bello non dipendere da altri datori, non avere obblighi e orari di lavoro. Però è necessario avere una cercata inquadratura mentale per essere Escort. Ci vuole sensibilità perché non è un lavoro adatto a tutti.

Quali sono i pro e i contro del tuo mestiere?

Il privilegio è sicuramente la gestione del tempo e del lavoro. Scegliere quando e dove lavorare mi fa stare più tranquilla. Un contro può essere la scelta sbagliata del cliente, per quanto si sta attenti non si può mai essere sicuri di chi si incontra.

Bisogna prestare molta attenzione come in tutte le cose, d’altronde.

Temi il giudizio della società?

In realtà no! Poi dipende anche da come ti poni e ti mostri agli altri. Sono una persona serena e riservata, ho fatto una scelta di vita e per fortuna non sono mai stata additata per essere una Escort.
Solo in un’occasione delle persone che conosco sono rimaste senza parole nel sapere cosa facessi, ma passato lo sgomento la cosa è finita lì per lì.

Come va la vita sentimentale da sexworker?

È abbastanza ostacolata, perché o trovi un compagno Gigolò che fa lo stesso mestiere e quindi capisce realmente e totalmente quello che fai, oppure incontri una persona di larga veduta che accetta la situazione, nonostante tutto.

Beh, pensandoci, non è semplice gestire una relazione sentimentale quando sei una sexworker, è limitante tutto. Essere accompagnatrice non garantisce la presenza, io mi sposto spesso per lavoro e non tutti l’accetterebbero. E non è detto che il partner garantisca la sua di presenza.

L’uomo, in generale, non ha ampie vedute, è più possessivo e geloso. Un lavoro del genere darebbe molto fastidio.

Cosa cercano i clienti da una Escort?

Ogni cliente è diverso quindi anche le richieste sono diverse. Sicuramente cercano affetto e disponibilità ed io sono una persona che coccola, che da attenzioni, sono molto affettuosa. Tratto l’uomo come amante, amico, padre, compagno, complice, dipende da come è la persona innanzi a me, sicuramente sono tutte persone che non ricevono affetto ed io sono lì per loro.

I miei clienti apprezzano tanto il mio essere così.

Secondo te i robot, un giorno, potrebbero sostituire Escort e Gigolò?

Tutto dipende da cosa cerca l’essere umano. Se si è alla ricerca di qualcosa di freddo e automatico, di un’esperienza materiale, allora in quel caso si, noi sexworkers possiamo essere sostituiti, ma se si cerca il contatto umano allora no. I robot non potranno mai sostituire il calore umano e non possono essere in grado di trasmettere emozioni.

Forse potranno dare piacere sensoriali superiore con un tocco programmato ad hoc.

Usi i sex toys?

Devo dire che ho molto apprezzato il vibratore, si prova un forte piacere. L’ho scoperto grazie ad un uomo che mi ha chiesto di usarlo. Se ci sono i sex toys, fa piacere utilizzarli e li consiglio, perché aggiungono qualcosa in più al rapporto di coppia.

Rebecca, ti senti libera? Consiglieresti a qualcuno di diventare accompagnatrice?

Si, assolutamente sì, mi sento libera. E consigliere di fare questo lavoro se c’è predisposizione, perché bisogna sentirlo. E poi non c’è prezzo alla libertà.

Pensi di smettere? E quando?

Al momento no! Sicuramente in vecchiaia smetterò per ovvi motivi. Ma attualmente mi sento molto soddisfatta di essere un’accompagnatrice per uomini. E continuerò a fare questo lavoro finchè riuscirò.

Come ti pubblicizzi?

Ho un sito web personale per farmi conoscere, dove posso essere contattata direttamente dai clienti. A volte ho usato anche i siti di annunci per escort e se non si ha un sito proprio consiglio di usarli perché funzionano, certo si riesce a fare meno selezione rispetto ad un sito privato.

Come ha impattato il Covid sulla tua vita?

Privatamente non è cambiato molto. Lavorativamente sono cambiate tante cose, si sta ancora fermi perché il rischio c’è e non si sa chi si incontra. A meno che non si ha certezza che il cliente abbia fatto il test sierologico o il tampone.

Cosa potrebbe fare lo Stato per i sexworkers?

Post Covid lo Stato non ci sta aiutando, siamo una categoria professionale per niente considerata, siamo abbandonati, non abbiamo nessun supporto o contributo. Potrebbe sicuramente mettere a disposizione la possibilità di fare il tampone sia a noi sexworkers che ai nostri possibili clienti.

Generalmente però abbiamo la possibilità di fare, gratuitamente, tutti i controlli sanitari ogni tre mesi, tramite il Servizio Sanitario Nazionale. Almeno questo ci è riconosciuto.

Cosa pensi del modello svizzero nella gestione della prostituzione?

È una soluzione intelligente, soprattutto per chi non ha un luogo fisso dove poter lavorare. Anche il fatto di essere regolamentata è un buon tornaconto sia per lo Stato che per il sexworker.

Non capisco perché lo Stato italiano sia ancora così bigotto in merito alle Escort e ai Gigolò.

E delle case chiuse cosa pensi?

Sono contro, le considero obsolete, poco dignitose e imbarazzanti. È come se si ghettizzasse la nostra categoria di accompagnatori professionisti. Verrebbe a mancare anche la privacy.

Chi desidera fare l’accompagnatrice deve avere un proprio posto e mettere il cliente in condizione di essere ospitato.

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