Intersex: in bilico tra il maschile e il femminile

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intersessuale

Secondo i dati delle Nazioni Unite, al mondo ci sono circa 30 milioni di intersex.

A differenza delle epoche passate, oggi si parla molto di più della fluidità del sesso, ma gli intersex esistono fin dai tempi della mitologia greca dove si definivano ermafroditi le persone che avevano sia caratteristiche femminili che maschili.

I due termini però non vanno confusi e non sono sinonimi. Per questo e altri vi lascio un approfondimento sull’intersessualità.

Intersessuale cosa vuol dire

Cresciamo e siamo cresciuti in un mondo che etichetta il genere umano in due categorie: maschio o femmina, escludendo a priori tutte quelle persone nate con i genitali ambigui, ovvero che non rientrano nella tradizionale classificazione di maschile e femminile, gli intersex.

Con il termine intersessuale, in realtà, non andiamo ad identificare un genere ma un tabù e una grossa paura che affligge la nostra società. Essere definito “indeterminato” non è altro che una discriminazione nei riguardi di chi nasce con una sessualità non specifica e non ha colpe di ciò.

L’intersessualità non è una malattia, non è un orientamento sessuale e non è un’identità di genere. Intersex indica più di 40 tipologie di persone con due sessi. Per fare qualche esempio, ricordiamo:

  • la sindrome di Klinefelter (intersessualità cromosomica) dove l’individuo ha più cromosomi sessuali X pur avendo un aspetto maschile. Viene verificata attraverso esami medici;
  • l’insensibilità agli androgeni (intersessualità ormonale) dove un feto geneticamente maschio sviluppa un aspetto esteriore femminile perchè non risponde all’azione degli ormoni maschili. Si manifesta durante la pubertà.

Nonostante si nasca intersex, non tutte le forme dell’intersessualità sono visibili già dalla nascita. Molte persone non sanno nemmeno di essere intersexual, ovvero di avere una variazione del sesso biologico.

Le variazioni fisiche riguardano gli elementi sessuati del corpo: cromosomi, gonadi (ovaie o testicoli), ormoni, marker genetici, aspetto somatico di una persona (seno, barba, peluria), organi riproduttivi e genitali esterni.

Queste variazioni biologiche, anche se non costituiscono nessun rischio per la salute delle persone intersessuali, spingono alla medicalizzazione a causa di quella che è la loro condizione rispetto al genere sociale.

Chi sono le persone intersex 

Identificati con la lettera I nella sigla LGBTI (Lesbica, Gay, Bisessuale, Transgender, Intersex), gli intersessuali nascono con caratteristiche sessuali che non rientrano nelle generiche nozioni binarie di maschio o femmina.

Biologicamente ad ogni persona viene assegnato il sesso alla nascita, tenendo in considerazione tre fattori: genitali, ormoni, cromosomi. Ogni individuo ha 46 cromosomi (47 chi soffre della sindrome di Down). Il sesso è determinato dai cromosomi X ed Y (46 XX femmina – 46 XY maschio).

L’intersessuale è l’eccezione alla divisione sessuale in quanto ha sia caratteristiche maschili che femminili. Queste persone non hanno nessun problema di salute e nessun problema con il proprio corpo soprattutto nel periodo dell’infanzia. Molti intersex scoprono di esserlo solo durante l’adolescenza.

Purtroppo oggi gli intersex, per via del loro corpo, sono oggetto di discriminazione, esclusi dalla famiglia, dagli amici e dalla comunità, vittime di violenze e di ingiustizie dal punto di vista legale: non avendo un sesso definito spesso sono esclusi da determinati sport o posizioni lavorative.

In ambito medico, invece, sono sottoposti a dolorosi ed irreversibili interventi di normalizzazione sessuale.

Cosa accade quando un individuo scopre di essere intersex

Le persone con due sessi, per rientrare in uno specifico sesso, affrontano trattamenti chirurgici o terapie ormonali.  Spesso, sono proprio le famiglie che in età infantile sottopongono i propri figli a questi interventi che lasciano inevitabilmente dei traumi.

La medicalizzazione intersex genital non sempre è curativa e non sempre porta benessere. Gli effetti di questi interventi chirurgici sono, infatti, devastanti e irreversibili anche sulla sfera sessuale. Le persone intersessuali impiegano più tempo ad avere una vita sessuale soddisfacente e appagante.

C’è però una buona fetta di intersex che accetta la propria condizione e non si sottopone a nessun tipo di intervento.

Come accettare l’intersessualità

La maggior parte degli intersessuali ha dichiarato che per stare bene con sè stessi ed accettare la propria sessualità è parlare della questione con esperti, quali psicoterapeuti e gruppi di sostegno.  

Un manuale per affrontare la diversità non esiste. Giusto sarebbe parlarne anche con amici e parenti, ma non tutti sanno essere di sostegno. Molte famiglie vedono l’intersessualità come una vergogna da tenere segreta.

Situazioni familiari del genere spingono l’intersessuale a sentirsi diverso dagli altri coetanei e ad isolarsi dal mondo, scatenando inevitabilmente insicurezza e paura.

Molti intersex seguono un percorso psicoterapico anche dopo l’intervento di normalizzazione. Altri, invece, anziché sottoporsi all’ intervento fanno coming out e raccontano la loro storia per mettere fine alle barriere sociali e ad un tabù che non ha più senso di esistere.

In Italia grazie all’associazione Intersex esiste si cerca di dare supporto e tutela a tutte le persone intersessuali. Ma soprattutto si dà voce a chi non vuole può tacere e non vuole può essere additato come diverso.

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